Nel gruppo 15-30 anni in Ticino si registrano 247 interventi del servizio ambulanze per alcol in un anno, contro 119 per droghe. Al PS EOC, la cocaina è coinvolta nel 44% delle intossicazioni acute, seguita da cannabis (30%) e benzodiazepine (12%).
Il 9,4% della popolazione ≥15 anni riferisce consumo puntuale eccessivo di alcol; tra i 15-34 anni si sale al 18,8% (Dr. Giorgio Merlani, medico cantonale).
Intanto l’età media in terapia agonista è 48,5 anni e i decessi riguardano sempre più adulti (Dr. Alberto Moriggia, direttore sanitario di Ingrado e medico accreditato Epatocentro Ticino). 
Alcol dominante, cocaina nei quadri acuti, pazienti più anziani: sta cambiando la clinica.

LA PAROLA ALL'ESPERTO - Dr. Alberto Moriggia, Direttore Sanitario Ingrado, Medico accreditato Epatocentro Ticino

Cosa si osserva nella pratica clinica

  • Pazienti più adulti: età media circa 48.5 anni
  • Maggiore disponibilità di sostanze, in particolare cocaina e crack
  • Emergenza di sostanze sintetiche ad alto rischio (Fentanyl, Nitazene)
  • Policonsumo sempre più frequente

Nella pratica clinica, questi elementi si traducono in un fenomeno che diventa più complesso, che richiede competenze più trasversali e continuo aggiornamento.

 

Un cambiamento nel profilo dei pazienti

Uno dei segnali più chiari è l’invecchiamento della popolazione seguita: con un’età media che raggiunge i 48.5 anni, le dipendenze si configurano sempre più come condizioni croniche, spesso associate ad altre patologie.
Allo stesso tempo, i dati mostrano che gli eventi acuti non riguardano solo i giovani: i decessi correlati alle droghe coinvolgono sempre più frequentemente fasce di età adulte, confermando che il fenomeno si sta spostando nel tempo.

Questo richiede la necessità di affiancare al trattamento della dipendenza in senso stretto una serie di competenze e servizi di cura dedicate all’invecchiamento e alle comorbidità somatiche e psichiatriche croniche.

 

Più sostanze, più complessità

La maggiore disponibilità di sostanze, in particolare della cocaina, rappresenta un elemento centrale. Per quanto riguarda questa sostanza, i dati europei parlano di una disponibilità senza precedenti, ad un prezzo molto ridotto, con impatti crescenti sulla salute e sul piano sociale.

In questo contesto, il crack/freebase assume un ruolo particolarmente critico: per le sue caratteristiche farmacocinetiche - latenza di pochi secondi e picco molto rapido - presenta un potenziale di dipendenza elevato e un impatto clinico significativo.

A questo si aggiungono sostanze sintetiche estremamente potenti, come Fentanyl e Nitazeni, associate a un rischio elevato di overdose, che può manifestarsi in tempi molto più rapidi rispetto agli oppioidi tradizionali.
Il risultato è un quadro meno stabile e meno prevedibile, in cui la variabilità delle sostanze e delle combinazioni può complicare la lettura clinica.

Il policonsumo: da eccezione a normalità

  • Assunzione combinata di più sostanze
  • Sostanze disponibili in contesti sociali e ricreativi
  • Maggior rischio acuto e minore prevedibilità

Sempre più spesso, il consumo non riguarda una sola sostanza, ma una combinazione di prodotti.

Questo fenomeno aumenta il rischio di eventi acuti e rende più difficile la presa in cura perché, storicamente, i servizi, i protocolli di cura e i trattamenti farmacologici sono più spesso rivolti a consumatori di una singola sostanza (oppioidi, alcol).

Il ruolo dell’alcol: centrale ma spesso sottovalutato

In questo scenario, l’alcol mantiene un ruolo centrale, anche quando non è percepito come problema principale. È spesso presente come sostanza di base o come fattore che amplifica gli effetti di altre droghe.

Dal punto di vista epatologico, questo è particolarmente rilevante: il danno epatico si sviluppa frequentemente in modo progressivo e silente, e l’alcol resta uno dei principali determinanti di patologia di fegato.

Anche alla luce dei dati epidemiologici, che evidenziano una diffusione significativa dei consumi a rischio nella popolazione, l’identificazione precoce rimane un elemento cruciale nella pratica clinica.

Oltre la sostanza: il contesto

La clinica mostra che le dipendenze non possono essere interpretate solo in termini di sostanze.
Fattori personali, sociali ed economici giocano un ruolo determinante nel definire modalità e rischi del consumo.

Questo è coerente con quanto emerge anche dai dati: il fenomeno è eterogeneo, coinvolge diversi attori e richiede un approccio multidimensionale.

Per il medico, significa spostare l’attenzione:

  • dalla sostanza al comportamento e alla contestualizzazione dello stesso
  • dal focus sull’astinenza alla riduzione di rischi e danni da consumo
  • dall’episodio di consumo alla traiettoria del paziente nel suo sistema di vita

 

Cosa funziona nella pratica clinica

  • Approccio integrato che includa cure mediche, sociali, psicologiche
  • Riduzione del danno a diversi livelli, di prevenzione e di cura
  • Accesso facilitato alle cure e rimozione delle barriere e dello stigma
  • Gestione specialistica delle comorbidità psichiatrica e somatica
  • Scelte terapeutiche supportate da evidenza
  • Rispetto dell’autonomia e della autodeterminazione del paziente

Le evidenze indicano che gli approcci più efficaci sono quelli che combinano più livelli di azione. Tra questi, la riduzione del danno si conferma una strategia centrale, focalizzando il proprio intervento su regimi terapeutici personalizzati, non subordinati all’astinenza, ma piuttosto agli obiettivi terapeutici e alle richieste del paziente.

 

Conclusione

Le dipendenze oggi mostrano un nuovo volto di complessità, tra comorbidità psichiatrica, invecchiamento e malattia somatica, policonsumo e difficoltà di presa in carico e accesso alle cure. È proprio a partire da questa complessità che diventa necessario integrare lo sguardo clinico con una comprensione più ampia, priva di pregiudizio, supportata dai dati e da un approccio di sistema.


LA PAROLA ALL'ESPERTO - Dr. Giorgio Merlani, medico cantonale

1. Alcol: è davvero il problema principale con cui si confronta oggi il Ticino? I dati cosa ci dicono?
I dati sono molto chiari: in Ticino, come nel resto della Svizzera, l’alcol continua a essere la sostanza psicoattiva più diffusa e con il maggiore impatto sanitario. È la principale causa di intervento da parte delle ambulanze e spesso è coinvolto anche nei casi di policonsumo.

Se guardiamo ai dati ISS (Indagine sulla salute in Svizzera 2022[1]), il consumo puntuale eccessivo riguarda circa il 9.4% della popolazione, mentre il consumo eccessivo (puntuale e cronico) arriva al 13.1 con un picco che raggiunge il 18.8% tra i giovani adulti.
Sul piano operativo, è la sostanza che più frequentemente porta all’intervento sanitario: solo tra i 15 e i 30 anni si registrano 247 interventi di ambulanza all’anno, un dato superiore rispetto alle droghe illegali.

Un elemento rilevante per la pratica clinica è la percezione del rischio: mentre le sostanze illegali sono percepite come pericolose, alcol e farmaci tendono ad essere sottovalutati, nonostante siano responsabili di una quota significativa di eventi acuti e di policonsumo. Questo crea un disallineamento importante tra rischio reale e percepito, che rende più difficile l’intervento precoce.

 

2. Oltre all’alcol, quali sono oggi le sostanze più diffuse e quali i trend emergenti?

Non osserviamo necessariamente un aumento uniforme dei consumi, quanto piuttosto un fenomeno sempre più complesso. Accanto all’alcol, il quadro attuale è dominato da un gruppo relativamente stabile di sostanze: cannabis, cocaina e farmaci. Nei casi di intossicazione acuta osservati al Pronto Soccorso EOC, la cocaina è coinvolta nel 44% dei casi, seguita da cannabis (30%) e benzodiazepine (12%).

Quello che osserviamo con preoccupazione è anche il cambiamento nella dinamica del fenomeno, con un aumento di sostanze come ketamina, benzodiazepine e crack e la comparsa di nuove combinazioni, come la cosiddetta “cocaina rosa”: una droga che con la cocaina ha in realtà ben poco in comune; è una fenetilamina sintetica, spesso identificata come 2C-B, una sostanza psicoattiva dalle potenti proprietà allucinogene-

Il fenomeno singolo più problematico è dato dalla maggiore diffusione del policonsumo, ovvero l’assunzione combinata di più sostanze, soprattutto nei contesti ricreativi; questo fenomeno aumenta il rischio di eventi acuti e rende più complessa la valutazione clinica.

Parallelamente, i dati indicano che tra i 15-30 anni, gli interventi del servizio ambulanze legati a sostanze sono in aumento con una crescita osservata anche nel sesso femminile.

In sintesi, per il medico questo significa confrontarsi sempre meno con dipendenze “classiche” e più con consumi episodici, intensi e legati al contesto, spesso associati a più sostanze nella stessa occasione. Si tratta di pazienti che non si percepiscono come dipendenti e alternano fasi di normalità a episodi acuti. I segnali sono quindi più sfumati e discontinui, rendendo l’intercettazione più difficile. Diventa quindi fondamentale andare oltre la singola sostanza e leggere il comportamento di consumo nel suo insieme. In questo scenario, l’attenzione al contesto e all’anamnesi mirata fa la differenza; in particolare, può essere utile approfondire le abitudini di consumo quando il quadro clinico, il contesto o alcuni segnali suggeriscono la presenza di comportamenti a rischio.

 

3. Quali segnali devono cogliere i medici e quali leve sono più efficaci oggi?
Nel 2022, il Pronto Soccorso EOC ha registrato 252 casi di intossicazione acuta, pari allo 0.2% degli accessi annuali totali nei pronti soccorso, con un’età media di circa 31 anni e una quota che tocca quasi il 10% di minori.

Il punto centrale non è solo la sostanza, ma il contesto. I principali fattori di rischio identificati vi sono fragilità familiari, condizioni socioeconomiche precarie, insuccessi scolastici o lavorativi e una scarsa capacità di gestione dello stress. Questi elementi orientano verso un approccio clinico che deve essere più ampio della diagnosi di consumo, includendo la valutazione del contesto di vita del paziente.

Il ruolo del medico diventa quindi cruciale soprattutto nella fase precoce, quando i segnali sono ancora sfumati e facilmente sottovalutati. Non si tratta sempre di dipendenze strutturate, ma di comportamenti a rischio: variazioni dell’umore o della performance, consumo episodico ma intenso (binge), oppure richieste ripetute o inappropriate di farmaci. In questa fase, il medico di primo contatto può fare la differenza: può intercettare precocemente, può contestualizzare il comportamento (non solo la sostanza), può avviare un primo dialogo ed orientare il paziente.

A livello di sistema, la risposta più efficace è necessariamente integrata e si basa su quattro pilastri:

  1. prevenzione (informazione e riduzione dei fattori di rischio),
  2. terapia (presa a carico clinica),
  3. riduzione del danno (limitare le conseguenze negative in presenza di consumo),
  4. regolamentazione (quadro normativo e controllo delle sostanze).

La vera sfida oggi è il coordinamento: i dati esistono - da pronto soccorso, ambulanze, polizia, servizi territoriali - ma sono frammentati tra diversi attori. Migliorare lo scambio di informazioni tra clinica, territorio e istituzioni è fondamentale per identificare prima le tendenze emergenti, intervenire in modo più mirato ed ottimizzare le risorse. In altre parole, non è solo una questione di strumenti, ma di connessione tra gli attori del sistema sanitario e sociale ed è quello che il Focus group sul “Monitoraggio dei consumi ricreativi” sotto l’egida del DSS sta facendo da ormai 10 anni.

 

[1] L'Indagine sulla salute in Svizzera (ISS) è una rilevazione pluriennale dell'Ufficio federale di statistica (UST) condotta ogni 5 anni dal 1992 su un campione rappresentativo della popolazione residente (over 15). Raccoglie dati su stato di salute, comportamenti (fumo, alcol, dieta), condizioni di vita e uso dei servizi sanitari.


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